SONN D'UVERN DE I SARVANOT
il letargo dei Sarvanot
Quando
nelle valli del cuneese si parla di Sarvanot molti sorridono, altri affermano
che sono solo storie frutto della fantasia.
Di
certo, I Sarvanot, personaggi della
mitologia delle valli occitane cuneesi, piccoli, brutti e
pelosi, dotati di intelligenza quanto e più degli uomini, sono allegri e
chiassosi, a volte dispettosi ma non cattivi, sono esseri puri e liberi,
assolutamente privi di secondi fini.
Forse
per queste ragioni gli adulti hanno sempre avuto delle difficoltà di relazione
con loro, per contro i bambini ne hanno una simpatia epidermica generata proprio dal loro modo di essere,
così fuori degli schemi.
Nel
film si racconta di Anna, una bambina, che viene a conoscenza del magico mondo
dei Sarvanot attraverso uno strano rapporto onirico con il nonno morto.
La
bambina conserva con nostalgia il ricordo del nonno e con esso l'amore e la
curiosità per i luoghi ed i racconti che per lui, uomo semplice e schietto,
erano parte integrante della propria esistenza.
Si
tratta di una sorta di percorso in cui vengono raccontate solo alcune delle
moltissime storie dei Sarvanot che ancora oggi gli anziani conoscono nelle
valli.
Le
lingue utilizzate sono l'occitano per gli uomini ed il sarvanottese (una sorta
di Koinè tra piemontese-francese-occitano) per il sarvanot.
Durante
le riprese il film è diventato un laboratorio, ogni partecipante parlava con il
dialetto appreso dai genitori, abbiamo così avuto la possibilità di mettere a
confronto diverse entità linguistiche scoprendo che nessuno ha avuto dei problemi
di comprensione, e alla fine abbiamo raccontato una favola, facendo un po' di
antropologia.
Il
film è riuscito ad accomunare, in un progetto, valli geograficamente non
adiacenti creando un nuovo modo di far cultura nel rispetto delle proprie
diversità.
Le
musiche sono del gruppo Trogomigo che da anni si pone come uno dei più
interessanti esempi di elaborazione moderna della musica occitana tradizionale.
Scarica file file 1
file 2
file 3
file 4 file 5